Risparmio estivo

Associazioni chiedono porte chiuse nei locali climatizzati

La proposta punta a ridurre dispersioni, consumi e calore urbano durante le giornate più torride.

Associazioni chiedono porte chiuse nei locali climatizzati

Basta Veleni e Rete Ambiente Lombardia hanno inviato al Comune di Brescia una lettera aperta per chiedere un provvedimento sulla gestione degli accessi nei negozi, nei locali di somministrazione e negli altri edifici aperti al pubblico dotati di climatizzazione. Le organizzazioni propongono di imporre la chiusura degli ingressi quando gli ambienti interni sono raffrescati, con l’obiettivo di limitare la dispersione termica e contenere il consumo di energia.

Secondo le associazioni, nelle giornate più calde le porte lasciate aperte favoriscono la fuoriuscita dell’aria fredda e costringono gli impianti a lavorare più a lungo. All’esterno, inoltre, viene immesso il calore prodotto dai sistemi di climatizzazione. La combinazione di questi fattori, sostengono i promotori della richiesta, può aggravare il fenomeno dell’isola di calore urbana e aumentare la pressione sulla rete elettrica durante i picchi estivi.

Temperature e consumi energetici

La proposta richiama le disposizioni nazionali sul contenimento dei consumi estivi, che indicano una temperatura media degli ambienti non inferiore a 26 gradi. Nel documento vengono citate anche le raccomandazioni sanitarie per ridurre il rischio di shock termico, secondo cui lo sbalzo tra interno ed esterno dovrebbe restare entro un intervallo di circa 5-7 gradi, anche quando le temperature esterne si avvicinano ai 40 gradi.

Il portavoce Maurizio Bresciani ha spiegato che l’iniziativa non nasce soltanto dall’emergenza delle settimane più calde, ma si inserisce in sollecitazioni rivolte al Comune a partire dal 2021. Le associazioni collegano il tema della climatizzazione alla necessità di adottare misure di prevenzione per la popolazione, soprattutto per le persone più esposte agli effetti dell’afa e delle temperature elevate.

Il calore del teleriscaldamento

Nella lettera viene chiesto anche di avviare uno studio sul calore disperso dalle tubazioni del teleriscaldamento gestito da A2A sotto il manto stradale. Rete Ambiente Lombardia invita però a distinguere il riscaldamento del terreno vicino alle condutture dall’eventuale influenza sulla temperatura dell’aria, che secondo la stessa organizzazione deve essere ancora verificata.

Per i comitati, il fenomeno più rilevante sarebbe invece quello del calore dissipato dai condensatori degli impianti termoelettrici, in particolare dall’inceneritore. L’associazione sostiene che questa quantità di energia termica dispersa possa essere circa sei volte superiore a quella persa lungo le reti di teleriscaldamento. Nei mesi estivi, quando diminuisce la richiesta di calore, una quota maggiore dell’energia prodotta dagli impianti deve infatti essere dissipata.

Nel documento si richiama anche il tema della salute pubblica e dei rischi legati alle ondate di calore, con particolare attenzione alle fasce fragili. Cesare Giovanardi ha indicato la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione, affiancando ai rifugi climatici e ai corridoi d’ombra ulteriori interventi per ridurre l’esposizione al calore e migliorare la qualità ambientale.

Le associazioni citano infine le esperienze di Trento e Modena e i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, secondo cui Brescia si troverebbe al 55esimo posto su 760 città europee per gli indicatori richiamati dagli attivisti. La richiesta ora è rivolta all’amministrazione comunale, chiamata a valutare sia l’eventuale ordinanza sulle porte dei locali climatizzati sia gli approfondimenti sul calore disperso dagli impianti cittadini.