Arte e memoria

HALMONI: il progetto di Martina Oldani sulla memoria familiare

La mostra di Martina Oldani esplora il legame tra fotografia e ricordi familiari.

La mostra HALMONI, in programma presso Mo.Ca Brescia dal 08 al 12 luglio 2026, offre un viaggio nel tempo attraverso la memoria familiare. Il termine coreano Halmoni, che significa “nonna”, rappresenta il fulcro di un progetto artistico di Martina Oldani che riflette sul linguaggio, sulla memoria e sul potere delle immagini di custodire il tempo.

Il progetto prende avvio dall’archivio domestico dell’artista, composto da fotografie, lettere, appunti e oggetti appartenuti ai nonni. Questi elementi diventano il materiale su cui Oldani interviene, rielaborandoli e sottraendoli alla loro funzione originaria di documento privato. L’archivio non è solo una testimonianza del passato, ma uno spazio aperto capace di generare nuove narrazioni e significati.

La cianotipia come strumento di narrazione

Un ruolo centrale nel progetto è ricoperto dalla fotografia, in particolare dal procedimento della cianotipia, che trasforma le immagini in superfici dalle intense tonalità blu. Questo processo consente alle fotografie di perdere il loro carattere puramente documentario, assumendo una nuova dimensione sospesa tra memoria personale e immaginario collettivo.

Sebbene il progetto nasca da una vicenda autobiografica, HALMONI si espande oltre il racconto individuale, interrogandosi sul valore degli archivi familiari come patrimonio condiviso. Ogni fotografia, annotazione o oggetto racconta una storia che trascende chi l’ha vissuta, offrendo una riflessione sul tempo e sulla capacità delle immagini di sopravvivere alle persone che le hanno prodotte.

Un laboratorio partecipativo

La mostra include anche gli esiti di un laboratorio sviluppato con gli ospiti della Fondazione Biffi – Residenza Villa Antonietta, ampliando la ricerca dell’artista verso una dimensione partecipativa. La vecchiaia viene così osservata non come una condizione di marginalità, ma come un patrimonio di esperienze, relazioni e memorie, ancora capace di produrre nuove narrazioni.

Con HALMONI, Martina Oldani invita a riflettere sul rapporto tra fotografia e memoria, mostrando come ogni archivio familiare rappresenti non solo una raccolta di ricordi, ma un organismo vivo, continuamente riscrivibile attraverso lo sguardo di chi lo osserva.