La Procura di Brescia ha chiesto il rinvio a giudizio per Matteo Venturelli, imprenditore bresciano di 43 anni residente a Gavardo, Massimiliano Scarano, 31 anni, originario di Manerbio e residente nello stesso comune, e per un terzo uomo di 43 anni di Lumezzane. I tre sono accusati, a vario titolo, di sequestro di persona e tortura. A Venturelli viene contestata anche la violenza sessuale.
La vicenda, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe verificata tra il 9 e l’11 settembre 2025. Una donna di 47 anni sarebbe stata attirata nella villa privata dell’imprenditore, nella frazione di Soprazocco, a Gavardo, dopo essere stata contattata via web. Qui sarebbe stata privata della libertà per circa due giorni, sottoposta a percosse e minacce e costretta ad assumere sostanze stupefacenti.
Le violenze nella villa
Al termine di quelle che la Procura descrive come circa 48 ore di violenze, la donna sarebbe stata lasciata priva di sensi, con mani e piedi legati, in un campo a Polpenazze. Il racconto della 47enne, raccolto negli atti dell’inchiesta, descrive una permanenza nella villa durante la quale Venturelli avrebbe deciso quando vestirla e svestirla e l’avrebbe trattata come un oggetto a propria disposizione.
In una stanza al piano terra, indicata dalla vittima come una sorta di luogo degli orrori, l’uomo avrebbe impugnato un machete per intimidirla. In un’altra occasione, secondo la denuncia, le avrebbe avvicinato al volto un cannello a gas, minacciando di bruciarle la faccia. La Procura contesta inoltre a Venturelli di aver approfittato dello stato di incoscienza della donna, provocato dalla massiccia assunzione di droga, per costringerla a subire pratiche sessuali delle quali non avrebbe conservato memoria.
Le posizioni degli accusati
Durante l’interrogatorio di garanzia, Venturelli ha ammesso che la donna si trovava nella sua abitazione, ma ha negato che fosse stata sequestrata o costretta a restare nella villa. Inizialmente detenuto in carcere, si trova ora agli arresti domiciliari. Il ruolo di Scarano sarebbe stato invece più marginale, ma gli viene contestato un contributo al sequestro e al pestaggio. La sostituta procuratrice Claudia Bonfadini ha evidenziato che il 31enne avrebbe mostrato nei confronti di Venturelli una posizione di sudditanza e, in alcuni momenti, anche timore. Scarano, dopo gli arresti domiciliari, è stato sottoposto all’obbligo di firma.
L’indagine ha fatto emergere anche un filone relativo agli stupefacenti. Nella villa di Soprazocco gli investigatori avrebbero trovato ketamina, metanfetamine, catinoni, MDPHP e anfetamine. Secondo l’accusa, le sostanze sarebbero state acquistate sul web, lavorate nell’abitazione e successivamente rivendute.
A sostegno dell’impianto accusatorio figurano intercettazioni, perquisizioni, sequestri, accertamenti dei Ris e l’incidente probatorio durante il quale è stata ascoltata la vittima. La decisione sul rinvio a giudizio spetterà al giudice nell’udienza preliminare prevista per la fine di settembre.