Fatture false e una presunta “banca clandestina” per far circolare denaro contante. È l’ipotesi ricostruita dalla Procura di Napoli nell’ambito di una maxi inchiesta sul commercio di materiali ferrosi che ha portato al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre 21 milioni di euro. Tra le società coinvolte anche un’azienda di Nuvolera: il titolare risulta tra le persone indagate.
L’impresa bresciana, attiva nel settore dei metalli ferrosi, è una delle 16 società finite nel mirino degli investigatori. Il provvedimento riguarda complessivamente 31 persone, indagate a vario titolo per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. L’operazione ha coinvolto anche i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia, impegnati nell’esecuzione degli accertamenti sul territorio.
Il meccanismo delle fatture false
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un giro di fatture per operazioni inesistenti superiore ai 100 milioni di euro. Le società considerate dagli investigatori “cartiere” avrebbero emesso documenti fiscali per operazioni mai effettuate nei confronti di altre imprese del settore. Le fatture venivano poi pagate tramite bonifici bancari. Successivamente, secondo l’accusa, il denaro sarebbe stato trasferito su conti correnti esteri e poi restituito in contanti alle aziende utilizzatrici delle fatture false, trattenendo una commissione. Un sistema che gli inquirenti hanno definito una sorta di “underground banking”, ovvero una banca clandestina basata sullo scambio tra denaro tracciato e contante.
Indagini partite nei mesi scorsi
L’inchiesta, coordinata dalla terza sezione Criminalità economica della Procura di Napoli, rappresenta lo sviluppo di un’attività investigativa già avviata nei mesi scorsi e che aveva portato a cinque misure cautelari nei confronti di persone originarie della provincia di Napoli. Ora il nuovo capitolo dell’indagine ha portato al sequestro di oltre 21 milioni di euro e ha coinvolto imprese distribuite tra Campania, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema avrebbe consentito anche ingenti trasferimenti di denaro verso l’estero. Le indagini avrebbero documentato movimentazioni per circa 134 milioni di euro. La quota più rilevante sarebbe finita in Germania, con circa 51 milioni di euro trasferiti. Altri 39 milioni sarebbero stati indirizzati verso conti in Irlanda, mentre ulteriori somme avrebbero raggiunto la Cina (20 milioni) e la Danimarca (6 milioni). Altri 18 milioni di euro sarebbero stati movimentati verso conti in Spagna, Lussemburgo, Bulgaria, Belgio e Paesi Bassi.
Per gli inquirenti, a confermare la natura fittizia delle società coinvolte ci sarebbero diversi elementi: la mancanza di una reale struttura operativa, l’assenza di mezzi e personale, la breve durata delle attività, la distanza tra l’oggetto sociale dichiarato e il volume delle operazioni effettuate, oltre alla concentrazione dei rapporti commerciali con pochi soggetti.
L’indagine sarebbe partita alla fine del 2024 da alcune operazioni finanziarie ritenute anomale sul conto corrente di un acconciatore della provincia di Napoli. Da quei primi accertamenti sono poi scattate verifiche economiche e patrimoniali affidate al Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma. Gli investigatori hanno svolto analisi finanziarie, accertamenti tecnici, perquisizioni e approfondimenti sul fronte del riciclaggio. Il provvedimento è stato disposto anche “per equivalente”, fino a raggiungere il presunto profitto dei reati contestati, quantificato dagli inquirenti in oltre 21 milioni di euro.