Il Gip del Tribunale di Brescia, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo dell’intero opificio e dei macchinari di una ditta individuale di Travagliato, attiva nel settore tessile. Il provvedimento riguarda le ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, previste dall’articolo 603-bis del Codice penale, e di impiego di lavoratori irregolari.
Nel procedimento risultano indagati il titolare dell’impresa e il coniuge, che secondo gli investigatori ne avrebbe svolto il ruolo di amministratore di fatto. Per consentire la prosecuzione dell’attività è stato nominato un amministratore giudiziario. L’indagine è stata avviata dai controlli economici sul territorio eseguiti dai finanzieri della Compagnia di Rovato, che durante alcuni sopralluoghi avevano notato un intenso transito di persone in un capannone.
I controlli nel capannone
Gli accertamenti nelle banche dati avrebbero ricondotto il movimento di persone alla ditta tessile. Il successivo accesso ispettivo, condotto insieme al personale dell’ATS di Brescia, avrebbe permesso di individuare 11 lavoratori senza regolare contratto. Uno di loro, secondo quanto emerso, era anche privo del permesso di soggiorno.
Nel corso dell’ispezione sarebbero state rilevate anche gravi carenze igienico-sanitarie. All’interno dello stesso stabile, a ridosso della linea produttiva, erano state ricavate abusivamente alcune stanze utilizzate come camere da letto. Secondo gli elementi raccolti, i lavoratori sarebbero stati costretti ad alloggiare negli spazi ricavati all’interno del capannone.
Compensi e condizioni di impiego
Dalle dichiarazioni rese agli investigatori sarebbe emerso che i compensi oscillavano tra 5 e 7 euro l’ora, venivano pagati in contanti e non superavano gli 800 euro mensili. Gli addetti, inoltre, non sarebbero stati sottoposti a visita medica, non avrebbero ricevuto una formazione sui rischi per la salute e la sicurezza e non sarebbero stati dotati dei dispositivi di protezione individuale.
La normativa su orari di lavoro, riposi e ferie sarebbe stata inoltre sistematicamente disattesa. Già durante il primo accesso, d’intesa con il pubblico ministero di turno, era stato eseguito un sequestro probatorio dell’area produttiva, comprendente 39 macchinari: 38 macchine da cucire e una postazione da stiro.
Gli investigatori avevano sequestrato anche 1.383 capi di abbigliamento destinati alla vendita e la documentazione contabile ed extracontabile, tra cui quaderni e fogli delle presenze. Gli ulteriori accertamenti, coordinati dalla Procura di Brescia, avrebbero fatto emergere il ruolo gestionale del coniuge del titolare. Entrambi sono stati denunciati all’autorità giudiziaria. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.