Marco Toffaloni ha presentato un nuovo ricorso alla Corte di Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Brescia che aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione della sentenza di primo grado. L’ex ordinovista veronese, oggi noto come Franco Maria Müller e cittadino svizzero, è stato condannato a trent’anni di reclusione per il suo coinvolgimento nella strage di piazza della Loggia.
Il nodo della procura speciale
Al centro dell’iniziativa giudiziaria c’è la procura speciale necessaria per presentare appello. L’atto è stato firmato dall’avvocato Marco Gallina, che contesta l’applicazione automatica al procedimento minorile dell’articolo 581, comma 4, del Codice di procedura penale, introdotto dalla riforma Cartabia. La disposizione impone all’imputato di rilasciare una procura speciale per poter proporre impugnazione.
Secondo la difesa, la norma non può essere estesa senza ulteriori valutazioni a un procedimento relativo a fatti commessi quando l’imputato era minorenne. Il rito minorile, sostiene il legale, presenta caratteristiche specifiche e persegue finalità rieducative che dovrebbero orientare anche l’interpretazione delle regole sulle impugnazioni.
Nel ricorso viene inoltre contestata la ricostruzione dei giudici di secondo grado, secondo cui Toffaloni avrebbe scelto consapevolmente di restare estraneo al processo. Per la difesa, dagli atti non emergerebbe alcuna prova di una volontaria rinuncia a partecipare. L’ultimo atto notificato direttamente all’interessato sarebbe il decreto che disponeva il giudizio, consegnato il 20 maggio 2023.
La richiesta alla Suprema Corte
Da quel momento, secondo quanto sostenuto nel ricorso, i contatti si sarebbero interrotti. A Toffaloni non sarebbero state notificate direttamente né la sentenza del Tribunale per i minorenni né quella successiva della Corte d’Appello. I giudici bresciani, nella pronuncia del 27 marzo, avevano invece interpretato questi elementi come prova della conoscenza effettiva del procedimento e di una scelta deliberata di disinteressarsene.
La vicenda riguarda la condanna emessa dal Tribunale per i minorenni per i fatti del 28 maggio 1974, quando l’attentato neofascista di piazza della Loggia provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue. All’epoca Toffaloni aveva sedici anni ed è stato ritenuto uno degli esecutori materiali della strage.
La difesa aveva già tentato di accedere al giudizio d’appello, ma la Corte bresciana aveva bloccato l’impugnazione senza esaminare nel merito le contestazioni. Ora il ricorso chiede alla Suprema Corte di annullare quel provvedimento e di consentire la riapertura del secondo grado, così da permettere una valutazione complessiva delle ragioni difensive.
In subordine, qualora la richiesta principale non fosse accolta, i legali chiedono di chiarire se la norma della riforma Cartabia possa applicarsi ai procedimenti relativi a fatti commessi da minorenni. In alternativa, sollecitano il rinvio della questione alla Corte costituzionale. La decisione spetterà ora ai giudici di legittimità.