Tutela faunistica

Due caprioli salvati e tre denunce per bracconaggio nel Bresciano

Gli agenti hanno soccorso animali feriti e contestato violazioni venatorie tra pianura e valli

Due caprioli salvati e tre denunce per bracconaggio nel Bresciano

Due caprioli sono stati reintrodotti in natura e tre persone denunciate per episodi di bracconaggio. È il bilancio dell’attività svolta nei giorni scorsi dal Nucleo Ittico Venatorio della Polizia Provinciale di Brescia, impegnato in diversi interventi tra la Bassa Bresciana e la Valle Sabbia.

Il recupero dei caprioli

La reintroduzione ha riguardato un esemplare maschio e una femmina, entrambi giovani e rimasti feriti in incidenti stradali. Dopo essere stati soccorsi dagli agenti, gli animali erano stati trasferiti al Cras di Paspardo, il Centro di recupero per animali selvatici, dove hanno trascorso oltre quattro mesi per ricevere le cure necessarie.

Una volta accertato il pieno recupero, i due caprioli sono stati liberati in una foresta demaniale della Regione Lombardia. Nell’area vige il divieto di caccia, una condizione individuata per consentire agli animali di tornare in libertà in un ambiente protetto e idoneo.

Le denunce per attività venatoria illecita

Nella Bassa Bresciana, invece, due persone sono state denunciate dopo essere state sorprese, in orario serale, mentre praticavano l’uccellagione. L’intervento è scattato intorno alle 22.30: i due utilizzavano reti mist lunghe 22 metri e alte 5 metri, oltre a un fonofil, per attirare e catturare gli uccelli.

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia Provinciale, l’attività si svolgeva approfittando del buio e aveva l’obiettivo di procurarsi volatili destinati al commercio abusivo di uccelli da richiamo. Per i due soggetti è quindi scattata la denuncia per le violazioni accertate durante la battuta di frodo.

Un ulteriore episodio è stato contestato in Valle Sabbia, dove un cacciatore è stato sorpreso insieme ai propri cani segugi subito dopo l’abbattimento di un camoscio. L’animale era stato colpito con munizione spezzata, non consentita per questo tipo di caccia, e l’uomo avrebbe utilizzato anche i cani, il cui impiego non è autorizzato nella circostanza.

Al cacciatore è stato notificato il divieto di detenzione di armi. Per il prelievo non autorizzato del camoscio dovrà inoltre risarcire la Regione con 3mila euro. Le attività del Nucleo Ittico Venatorio hanno così riguardato sia il recupero e la tutela della fauna selvatica sia il contrasto alle pratiche venatorie illegali nel territorio bresciano.