Libertà civili

A Brescia protesta contro il ddl antisemitismo

Definizione IHRA al centro delle richieste per tutelare chi denuncia le politiche israeliane.

A Brescia protesta contro il ddl antisemitismo

Presidio e flash mob si sono svolti a Brescia contro il disegno di legge numero 1004 sull’antisemitismo, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera. La mobilitazione è iniziata nel pomeriggio davanti alla sede del Giornale di Brescia, individuata dagli organizzatori come luogo simbolico per il giornalismo e il diritto all’informazione, e si è poi spostata in Largo Formentone per il presidio serale.

Al centro della protesta c’è l’adozione, prevista dal provvedimento, della definizione di antisemitismo elaborata nel 2016 dall’International Holocaust Remembrance Alliance. Il disegno di legge introduce nuove disposizioni per contrastare l’odio antiebraico, ma non stabilisce che la critica alle politiche dello Stato di Israele costituisca di per sé un reato. I manifestanti contestano tuttavia i possibili effetti dell’applicazione concreta della norma e temono che alcune forme di critica possano essere considerate antisemite e diventare oggetto di sanzioni.

Il nodo della definizione IHRA

La questione, sostengono i promotori, riguarda il confine tra la lotta all’antisemitismo e la possibilità di esprimere valutazioni sulle decisioni del governo israeliano, sull’occupazione dei territori e sulle presunte violazioni del diritto internazionale. Una preoccupazione già manifestata anche dall’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa italiana, che hanno chiesto garanzie esplicite per la libertà di critica e di informazione.

Durante l’iniziativa è stato ricordato il lavoro dei giornalisti impegnati a documentare i conflitti. Secondo le stime citate dagli organizzatori, sarebbero 268 i giornalisti uccisi da Israele. I promotori hanno denunciato le difficoltà di accesso alle aree di guerra e quello che definiscono un blackout informativo, attribuendolo sia agli attacchi contro gli operatori dell’informazione sia al divieto imposto dalle autorità israeliane di entrare nelle zone di conflitto. I riferimenti hanno riguardato Gaza, i territori occupati e il Libano.

Gli attivisti hanno quindi posto una serie di interrogativi sull’impatto della nuova disciplina nelle scuole, nelle università, nelle forze di polizia, nel mondo dell’informazione e su internet. Tra gli esempi richiamati c’è il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista, indicato tra i casi citati dalla definizione IHRA. È stato inoltre discusso il rischio che espressioni come colonialismo, pulizia etnica o apartheid, riferite alle politiche israeliane nei confronti dei palestinesi, possano essere considerate illecite.

L’intervento di Pietro Garbarino

Davanti alla sede del quotidiano è intervenuto l’avvocato e attivista Pietro Garbarino, che ha distinto la condanna dell’odio contro gli ebrei dalla critica alle decisioni del governo israeliano e alle sue politiche. Nel suo intervento ha definito inaccettabile l’ipotesi che possano essere sanzionate le opinioni e ha sostenuto che il provvedimento rischierebbe di comprimere il dibattito pubblico.

La posizione espressa durante il presidio è che il riconoscimento della tragedia dell’Olocausto debba accompagnarsi alla tutela della discussione politica e della denuncia delle violazioni dei diritti umani. I manifestanti chiedono che, nel prosieguo dell’esame parlamentare, siano chiariti i limiti della normativa e sia salvaguardata la possibilità per giornalisti, docenti, associazioni e cittadini di criticare le politiche di uno Stato senza che tale posizione venga automaticamente assimilata all’antisemitismo.